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Economia: crescita in netta frenata nell’Eurozona e in Italia
Gli esperti prevedono la diminuzione del Pil italiano nei prossimi due trimestri invernali a causa dell'elevata inflazione, dell'aumento dei tassi di interesse e dell'estrema incertezza geopolitica. Grande zavorra anche da parte della crisi energetica.
L’evoluzione dell’economia dell’Europa, e quindi dell’Italia, sarà fortemente condizionata dalla crisi energetica nonostante i massicci finanziamenti stanziati dai Governi a sostegno delle famiglie e delle imprese. Il suo impatto, secondo le previsioni di Prometeia, sarà eterogeneo tra i Paesi riflettendo la loro diversa dipendenza dall’export russo e il loro mix energetico. Nel 2020, tra le maggiori economie, la Germania e l’Italia sono risultate le più esposte all’import di energia dalla Russia (rispettivamente al 31,1% e al 23,8% del consumo energetico complessivo, definito come somma di produzione interna, import netto e variazione scorte). Per avere un paragone, nello stesso anno la dipendenza della Francia (8,4%) e della Spagna (7,5%) era nettamente inferiore.
Il Pil atteso in calo per i due trimestri invernali
Un quadro che ha spinto gli analisti a rivedere in ribasso le prospettive della congiuntura dell’Eurozona e del nostro Paese. Pur avendo colto di sorpresa in positivo la crescita del Pil italiano del secondo trimestre (+1,1% trimestrale, a fronte di attese di +0,5%, e +1,3% rispetto al ritmo del quarto trimestre del 2019), gli esperti di Prometeia prevedono che il Pil diminuirà nei prossimi due trimestri invernali, a causa dell'elevata inflazione, dell'aumento dei tassi di interesse e dell'estrema incertezza geopolitica. In numeri, hanno significativamente ridotto le proiezioni per il 2023: a +0,1% dal +1,9% indicato appena lo scorso luglio.
Inflazione sempre elevata nel 2023
L’inflazione, che quest’anno si dovrebbe attestare sul 7,8%, rimarrà elevata anche nel 2023, al 4,4%, alimentata soprattutto dalle componenti energetiche e alimentari. Ma le pressioni si preannunciano più diffuse del previsto. Infatti, gli articoli principali stanno aumentando il loro contributo all'inflazione di base, mentre l'inflazione alimentare ed energetica si sta facendo strada attraverso la catena di approvvigionamento. È facile quindi immaginare che le tensioni sui prezzi si continueranno ad avvertire sempre di più anche a valle della catena.
Possibile stop alla riduzione del rapporto debito/Pil
La frenata dell’economia complica gli sforzi del Governo italiano nel risanare i conti dello Stato. Infatti, secondo gli analisti, se si dovessero confermare anche nel 2023 le misure fiscali adottate dal precedente esecutivo - volte a sostenere i redditi delle famiglie e l’operatività delle imprese per far fronte ai crescenti costi energetici sperimentati nel 2022 - ciò arresterà la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil. Senza contare lo scoglio che attende la legge di bilancio per il 2023. Infatti, dopo che lo scorso settembre è stata approvata la previsione economica del Governo aggiornata (NADEF) per il 2023-2025 e che il progetto del piano di bilancio è stato presentato alla Commissione europea, gli esperti ricordano che il prossimo passo deve essere quello di ottenere l'approvazione da parte del nuovo Parlamento della legge di bilancio del prossimo anno.