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FMI: crisi Medio Oriente frena l’Eurozona e alimenta l’inflazione

L’FMI sconsiglia ai Governi europei interventi estesi per calmierare i prezzi dell’energia, perché potrebbero ridurre gli incentivi al risparmio energetico e pesare sui conti pubblici. Gli aiuti dovrebbero essere temporanei e mirati ai più vulnerabili. Rischio di ulteriori rialzi dei tassi.

23/06/2026
bandiera europea con paesi
Report dell'FMI sull'economia dell'Eurozona

La guerra in Medio Oriente e le persistenti tensioni sul fronte energetico pesano sulle prospettive economiche dell’Eurozona. Il Fondo Monetario Internazionale, poco prima che gli Stati Uniti e l’Iran annunciassero il raggiunto accordo di pace, ha reso noto di avere nuovamente rivisto al ribasso le stime per la crescita economica dell’area per il 2026, portandole allo 0,9%, due decimi in meno rispetto alle precedenti previsioni (interim di gennaio), e contestualmente ha corretto al rialzo le aspettative sull’inflazione, al 2,8% dal 2,6% indicato a inizio anno. L’Fmi, nella valutazione annuale conclusiva, attribuisce il peggioramento dello scenario all’impatto economico del conflitto in Iran e alle più lunghe interruzioni delle forniture energetiche. Per il 2027 il Pil dell’Eurozona è invece previsto in crescita dell’1,2%, livello confermato rispetto alle precedenti stime ma inferiore quelle formulate prima dell’escalation del conflitto (+1,4%).

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Prospettive sensibilmente peggiorate con la crisi in M.O.

Gli esperti dell’Organizzazione prevedono che la guerra in Medio Oriente rappresenti un ampio ma temporaneo shock negativo dal lato dell'offerta che - si legge nel rapporto - indebolisce la fiducia e restringe le condizioni finanziarie, con effetti temporanei sull'inflazione. A quest’ultimo proposito hanno alzato anche le stime per l’inflazione attesa per il 2027, al 2,3% dal 2,2%. Ad alimentare le spinte contribuiscono soprattutto gli effetti più immediati che di notano sui prezzi dell’energia e comporteranno vedere un indice dei prezzi al consumo sopra il target del 2% più a lungo del previsto. Il Fondo sottolinea come, rispetto alle valutazioni formulate prima dell’inizio della guerra, le prospettive siano sensibilmente peggiorate. Le nuove stime incorporano infatti l’ipotesi di una crisi energetica più persistente, con ripercussioni sulla crescita e sui costi per imprese e consumatori ancora non del tutto misurabili.

No a un sostegno fiscale generalizzato

Di fronte a questo scenario, l’Fmi invita i Governi europei a evitare interventi generalizzati di sostegno ai prezzi dell’energia. Più precisamente, viene sottolineato nel report, “un sostegno fiscale generalizzato non è giustificato”. Piuttosto, secondo l’Organizzazione, la risposta dovrebbe basarsi principalmente sugli stabilizzatori automatici e sui sistemi di protezione sociale già esistenti. E comunque, aggiunge, qualora la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente, eventuali misure straordinarie dovrebbero essere temporanee e mirate alle categorie più vulnerabili. Il Fondo osserva che diversi Stati membri hanno già introdotto interventi di sostegno energetico non selettivi, per un ammontare medio pari a circa lo 0,1% del Pil dell’Unione europea. Sebbene di entità limitata, tali misure rischiano di attenuare gli incentivi al risparmio energetico e di produrre effetti negativi su altri Paesi importatori di combustibili.

Il mercato sconta nuovi aumenti dei tassi

L’indicazione del Fmi è quindi quella di concentrare gli aiuti sulle famiglie maggiormente esposte al caro energia, preservando i segnali di prezzo e limitando l’impatto sui conti pubblici. Un sostegno troppo esteso, avverte l’istituzione, potrebbe infatti aggravare le pressioni inflazionistiche e costringere la Banca centrale europea ad adottare una politica monetaria più restrittiva. Secondo lo scenario base degli economisti del Fondo, i mercati scontano già un aumento cumulativo dei tassi di 50 punti base per quest’anno. Nel frattempo, la Bce ha in effetti alzato i tassi d’interesse di 25 punti base (portando quello sui depositi al 2,25%). Nel quadro delineato dal Fondo restano inoltre numerosi rischi al ribasso: da una possibile recrudescenza del conflitto in M.O. a nuove tensioni sulle infrastrutture energetiche, fino all’intensificarsi della guerra in Ucraina e a ulteriori cambiamenti nelle politiche commerciali internazionali.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

fmi eurozona inflazione
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