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Mercati: i value possono fare la differenza in tempi di volatilità
I mercati finanziari sono davanti a un cambio di regime, che ha preso origine dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina. Lo sostengono gli esperti, secondo cui i value in questa situazione possono fare la differenza per un investimento sul lungo termine. Inflazione e tassi attesi ancora alti.
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Il mercato riscopre i value, in un contesto che sconta il rischio di vedere a lungo l’inflazione elevata e, di riflesso, che la politica monetaria continui all’insegna del rigore. Con questa strategia gli investitori possono trarre vantaggio dalla diversificazione e dagli attributi difensivi che caratterizzano questo comparto. Anche perché, spiega Sebastien Mallet, portfolio manager e global value equity strategy di T. Rowe Price, una maggiore esposizione ai titoli finanziari, alle utility e ai ciclici permetterebbe di mitigare i peggiori effetti inflativi, offrendo contestualmente maggiori livelli di difesa in tempi di rialzo dei tassi d’interesse e di volatilità dei mercati.
Le altre spinte, oltre l’inflazione e i tassi d’interesse
Ma non ci sono solo l’orientamento dei saggi d’interesse e l’inflazione a giocare a favore dei value. Infatti, secondo il gestore, non si può trascurare il ruolo che stanno avendo le tendenze a più lungo termine della deglobalizzazione, l’aumento della spesa fiscale, la transizione green e la costruzione di un nuovo ciclo di investimenti/capacità: sono tutti fattori che, precisa, non fanno altro che aggiungere un ulteriore livello difensivo al comparto e sostengono l’opportunità di investire a lungo termine in questo senso. Nel frattempo, è cresciuto – e a ragione - sottolinea Mallet - il timore sulla sostenibilità della sovraperformance dei titoli growth rispetto a quelli value.
Il cambio di passo scaturito dal Covid e dalla guerra
Gli esperti ritengono che i mercati presentino cambiamenti di regime, che possono essere sostenuti per lunghi periodi di tempo e questo attuale rally del value risulta breve rispetto a quanto visto nei cicli precedenti. Ad innescare il prossimo cambio sono state la pandemia e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Anche se, sottolinea il gestore, l’aumento dell’inflazione è una caratteristica significativa di questa svolta. Infatti, le pressioni su domanda e offerta generate dal Covid hanno dato il via a un’inflazione decennale, ma sono emerse anche pressioni inflative strutturali e di lungo periodo (come le richieste salariali che seguono l’aumento del costo della vita).
Attese ancora tensioni per i prezzi dell’energia e agricoli
Il quadro geopolitico è intanto peggiorato: c’è il prolungarsi della guerra in Ucraina e ci sono le accresciute tensioni tra Cina e Taiwan (e, di riflesso, tra Cina e Usa). Di conseguenza, stima Mallet, è probabile che i prezzi dell’agricoltura e dell’energia rimangano elevati e che le rotte commerciali vengano interrotte. Questo scenario potrebbe accelerare una maggiore indipendenza dalle supply chain, invertendo ulteriormente la tendenza alla globalizzazione che ha fatto scendere i prezzi per gran parte del XXI secolo. Sono anche previsti più investimenti e spese fiscali da parte dei Paesi, nel tentativo di sostenere l’economia e i consumatori.
L’orizzonte è favorevole
Perché il value può regalare maggiori soddisfazioni in un ambito piuttosto difficile? L’aumento dell’inflazione e dei tassi – spiega Mallet - si è dimostrato a loro storicamente favorevole: la natura delle aree value del mercato fa sì che esse siano meglio posizionate per difendere gli utili e mantenere i margini durante i periodi di aumento dei prezzi (utility, industriali), mentre l’aumento dei tassi avvantaggia i finanziari. La prospettiva resta favorevole: l’inflazione raggiungerà il picco quando diminuiranno i problemi sui fronti domanda e supply chain. Comunque, sottolinea il gestore, l’inflazione si stabilizzerà su livelli più elevati rispetto al passato e, quindi, anche i tassi rimarranno alti.
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