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Usa: Fed, nessuna fretta di tagliare i tassi
La Fed non prevede interventi immediati sui tassi, considerando l'aumento dell'inflazione come temporaneo. Tuttavia, le previsioni suggeriscono una possibile riduzione dei tassi di un quarto di punto nel 2027, con un obiettivo a lungo termine al 3 per cento. Frenata sul Quantitative Tightening.

La politica monetaria statunitense al momento resta invariata, con i policymakers impegnati a capire come si muoverà l’economia Usa sotto la spinta della nuova Amministrazione. Così, il FOMC, l'organo operativo responsabile delle decisioni in materia, ha stabilito (con 11 voti favorevoli e uno contrario), di mantenere i tassi nel range 4,25%-4,50%. Una decisione attesa dai mercati, mentre chi scommetteva su un ravvicinato gesto ‘‘generoso’’ deve rivederne la tempistica. Il Presidente della Fed, Jerome Powell, in conferenza stampa ha infatti ribadito di non avere fretta nel modificarli, in attesa di maggiori chiarimenti sugli effetti macro derivanti dalle politiche di Donald Trump. Il banchiere, per altro, ha anche colto l’occasione per sottolineare l'importanza di un approccio paziente in un periodo di incertezze economiche.
Tassi d'interesse Usa: situazione ferma da febbraio
Questo status quo dei tassi d’interesse Usa segue una linea già intrapresa durante il summit di febbraio. In precedenza, la Fed li aveva ridotti in tre occasioni consecutive: a settembre, con un taglio di 50 punti base, e successivamente a novembre e a dicembre con due tagli da 25 punti base ciascuno. I saggi di riferimento erano stati abbassati a livelli minimi storici (0-0,25%) nel marzo 2020 per contrastare gli effetti della pandemia, per aumentarli successivamente in modo progressivo. Dal marzo 2022, infatti, la Fed ha proceduto a ben undici rialzi in 16 mesi, con l’obiettivo di contrastare l'inflazione crescente (e riportarla nei pressi del target del 2%). L'ultimo aumento aveva portato il tasso al 5,25%-5,50%, il più alto dal 2001, dove era stato mantenuto per 14 mesi.
Corrette al ribasso le stime del Pil, al rialzo quelle dell’inflazione
Le previsioni economiche emerse dal FOMC, ha osservato Martina Daga, macro economist di AcomeA SGR, riflettono una revisione delle aspettative. In particolare, le previsioni di crescita del Pil per i prossimi anni sono state corrette al ribasso: all’1,7% per quest’anno (dal 2,1%), all’1,8% per il 2026 (dal 2%) e all’1,8% per il 2027 (dall’1,9%%). Non solo. L'inflazione è stata prevista più alta per il 2025, con un aumento rispetto alle stime di dicembre. La previsione dell’inflazione PCE è passata dal 2,5% al 2,7%, mentre l'inflazione ‘‘core’’ è stata rivista dal 2,5% al 2,8%. Il fatto che i membri del FOMC abbiano ridotto le previsioni di crescita e aumentato quelle sull'inflazione indica - secondo l’esperta - che l'aumento dei dazi sull’import, o l'incertezza legata a questi, sta rallentando la crescita economica e spingendo i prezzi dei beni al consumo verso l'alto. Tuttavia, sembra che il FOMC creda che l'aumento dell'inflazione sia solo temporaneo.
Pesa l'incertezza sulla politica fiscale, commerciale e normativa
Powell, a questo proposito, ha confermato che per ora la Fed considera transitorio l’attuale rialzo, il che non giustifica interventi immediati sulla politica monetaria. Parallelamente, la Fed dovrà tenere conto della dinamica che manterrà nel frattempo l’economia statunitense, visto che il tasso di disoccupazione è stato rivisto al rialzo, dal 4,3% indicato a dicembre al 4,4%. I banchieri centrali, comunque, hanno dato uno sguardo sul lungo termine con più ottimismo: non escludono infatti che i tassi potrebbero essere ridotti di un quarto di punto nel 2027, indicando un tasso d’interesse al 3%. Un altro punto importante sollevato durante la conferenza stampa riguarda l'incertezza legata alla politica fiscale, commerciale e regolatoria Usa. Powell ha sottolineato che i cambiamenti in queste aree potrebbero avere un impatto significativo sull’economia, ma che è troppo presto per valutare con certezza l'effetto che avranno.
Ridotto il programma di Quantitative Tightening
Di fronte a tale incertezza, la Fed ha quindi deciso di adottare una posizione flessibile, in modo da poter reagire tempestivamente man mano che si chiariranno le implicazioni di queste politiche. Il FOMC, sottolinea Daga, ha anche deciso di frenare il programma di Quantitative Tightening, prevedendo la riduzione del bilancio della Fed, ossia la scadenza di Treasury e Mortgage-Backed Securities senza reinvestirli. Da aprile, la Fed lascerà scadere un massimo di 5 miliardi di Treasury e 35 miliardi di MBS al mese: decisione che arriva in un contesto di crescente incertezza economica, in cui le stime di crescita sono state abbassate e c’è il timore che il programma di QT possa portare le riserve bancarie a livelli troppo bassi. In altre parole, nonostante alcuni segnali di ‘‘tightness’’ nei mercati monetari, Powell ha affermato che l’economia Usa continua sì a crescere, ma i rischi al ribasso sono aumentati e la Fed sta monitorando con attenzione la situazione.
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