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Attenzione al reddito fisso
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Dopo la vittoria di Trump, le attese per un’accelerazione del processo di normalizzazione della politica monetaria ultraespansiva negli Usa hanno fatto impennare i rendimenti dei Treasury bond decennali al 2%
Quando un investitore decide di destinare ai mercati azionari una quota del proprio patrimonio, di norma punta a realizzare performance superiori a quelle offerte dal mercato monetario e da quello obbligazionario, ma è anche cosciente del rischio di poterne perdere una parte e ammette senza problemi che esiste una certa probabilità che questo evento spiacevole si verifichi. Non per nulla si parla di azioni come titoli di rischio.
Al contrario, quando l’investitore destina i propri risparmi al reddito fisso lo scenario mentale cambia quasi completamente. Il sottoscrittore è mentalmente pronto solo a guadagnare. Questa errata convinzione è in parte legata alla definizione ‘reddito fisso’, dove quel ‘fisso’ tende ad essere confuso con ‘sicuro’.
Trattasi di una percezione errata. Il reddito fisso non è esente da rischi. Né quello privato, che viene emesso da società e banche, né tantomeno quello pubblico, offerto dagli Stati o da enti. Detto in altro modo: anche coloro che decidono di sottoscrivere delle obbligazioni si assumono il rischio di perdere denaro. Il concetto riveste un’importanza fondamentale perché chi investe in titoli di debito solitamente non è pronto a sopportare perdite.
I motivi posti alla base delle possibili perdite nel mondo del reddito fisso sono due. Il primo è rappresentato dal rischio di credito, che consiste nella probabilità di default dell’emittente e nell’impossibilità – per il sottoscrittore- di rientrare in possesso del suo capitale. Il secondo –quello verificatosi nelle ultime due settimane- è il rischio prezzo. Allo stesso modo delle azioni, anche i bond vengono quotati sui listini.
Di conseguenza, il loro prezzo può subire oscillazioni al rialzo (che sono quelle che hanno permesso negli ultimi anni di realizzare laute performance) o al ribasso (quelle viste nelle ultime settimane, che hanno portato le quotazioni dei bond dell’eurozona a perdere in poche sedute il 5% e oltre). Le perdite si materializzeranno nei portafogli degli investitori che sono costretti a vendere i titoli o in quelli dei fondi comuni d’investimento o Exchange traded funds obbligazionari che sono costretti ad attualizzare il valore dei titoli ospitati nei propri portafogli.
Quest’ultimo impatto sulle quotazioni dei fondi d’investimento è particolarmente importante per i piccoli investitori, che credono che questi prodotti rappresentino un’alternativa ai conti deposito. Non è così. Si tratta di strumenti completamente differenti per potenzialità di guadagno e livello di rischio.
Quello che è accaduto nelle ultime due settimane rappresenta un avviso ai naviganti per tutti gli investitori che tendono a sottovalutare i rischi insiti nel segmento obbligazionario. Il rendimento del bund tedesco decennale si è impennato dallo 0,1% allo 0,37% in poche sessioni, innescando un aumento dei rendimenti anche per i titoli di Stato degli altri paesi dell’eurozona (il rendimento del Btp di pari scadenza è passato dall’1% al 2%).
La discesa delle quotazioni è stata ulteriormente accentuata dal calo della liquidità nel mercato obbligazionario, una variabile che andrebbe continuamente monitorata perché in grado di accrescere l’intensità delle cadute.
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