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Emergenti col vento in poppa
Se Wall Street continua a mostrare uno stato di salute invidiabile e l'Europa mostra segni di risveglio, la vera sorpresa in termini di performance da inizio anno di breve termine sui mercati azionari arriva dai paesi emergenti.
Le prime settimane dell’anno appena iniziato hanno portato performance positive per la maggior parte degli indici azionari planetari, sia per quelli dei paesi industrializzati che per il nutrito gruppo di paesi facenti parte dell’universo ‘emergente’. A fare bella mostra di sé è in particolare la Borsa di Wall Street, con lo Standard and Poor’s 500 sui massimi di sempre e il Nasdaq tornato sui livelli antecedenti allo scoppio della bolla speculativa sui titoli tecnologici di sedici anni addietro. Il buon comportamento di questi listini sembra aver contagiato le restanti Borse del pianeta. Ma quali sono quelle che hanno messo a segno le rivalutazioni più consistenti nelle prime sedute del 2017?
La Borsa statunitense ha scontato in poche ore l’effetto –negativo- derivante dall’arrivo a sorpresa del candidato repubblicano al potere. Wall Street ha guardato al sodo, a tutto quel che di buono è stato fatto negli otto anni di Governo Obama: al ritorno ad una crescita annua del Pil superiore al 2%, supportata dal continuo miglioramento dei dati che fotografano l’evoluzione del mercato del lavoro nordamericano e dal ritorno di un’inflazione benefica (che fa crescere i salari e si mantiene nei pressi del target inflation fissato dalle autorità monetarie Usa).
Dopo tre anni di torpore assoluto, con l’indice MSCI Emerging Markets incapace di tenere il passo di quello che riflette l’andamento delle principali Borse dei paesi industrializzati e alcuni componenti del gruppo Bric caduti –per un certo lasso di tempo- in una profonda crisi, l’universo emergente sembra essere tornato alla ribalta.
Partiamo dalle Piazze finanziarie che hanno iniziato l’anno nel peggiore dei modi. In fondo alla classifica delle performance troviamo il disastrato Venezuela. L’indice della Borsa di Caracas accumula una perdita dell’11% dall’inizio dell’anno sia in divisa locale che in dollari statunitensi (questo perché il Governo venezuelano da tempo adotta un controllo ferreo del tasso di cambio). Dietro il Venezuela –ma a distanza ragguardevole- troviamo i listini azionari di Nigeria e Israele, che registrano entrambi perdite prossime al 2%.
Passiamo ai migliori. Anche qui troviamo in testa una Borsa latinoamericana. E’ quella di Buenos Aires, che ha offerto in queste prime settimane del 2017 una rivalutazione del 13% dell’indice Merval sia in divisa locale che in dollari. Al secondo posto un altro paesi latinoamericano: l’indice Bovespa della Borsa di San Paolo del Brasile ha accumulato un guadagno del 9% espresso in real e del 13% se denominato in biglietti verdi.
In quanto agli indici azionari dei paesi industrializzati, negli Stati Uniti i principali indici (Standard and Poor’s 500, Dow Jones e Nasdaq) hanno iniziato l’anno con un progresso medio del 2% grazie all’impulso post-elettorale. Nel Vecchio Continente si distingue il rialzo del Dax tedesco che ha toccato quasi il 3%, seguito dall’Ibex di Madrid con una rivalutazione prossima al 2%. Le Borse di Francia, Portogallo, Irlanda e Grecia costituiscono il gruppo di listini azionari europei che hanno iniziato l’anno con perdite contenute.