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Europa: Italia in crescita, l’attenzione si sposta su euro e tassi
Inflazione e tensioni geopolitiche restano fattori chiave di incertezza per l’economia europea. La potrebbe scendere sotto il 2 per cento nella prima metà del 2026, mentre il conflitto Russia-Ucraina e il rischio di nuovi scontri pesano sulle prospettive. Attenzione rivolta al cambio euro/dollaro.
Bce e Italia: crescita e spread in calo
Gli investitori sono in attesa di capire quale direzione prenderà la politica della Bce, in un mercato che sta attraversando una fase di cambiamento importante. L’Italia, in questo contesto, secondo RBC BlueBay, è in crescita e ben posizionata a sfruttare la situazione. Dopo otto tagli dei tassi, tra il 2024 e il 2025, l’Eurotower ha portato il saggio di riferimento al 2%, un livello che molti considerano ‘neutro’. Tuttavia, anche se non ci sono indicazioni al riguardo, oggi sulle piazze finanziarie prevale la ‘scommessa’ di un possibile aumento dei tassi - di 25 punti base - entro il 2027. Un’ipotesi condivisa anche da alcuni membri tra i più rigorosi del Consiglio della stessa Bce. Per un’analisi dettagliata sulla politica monetaria Bce e i suoi impatti sui conti deposito, si veda l’approfondimento di ConfrontaConti.it: tassi in aumento? Due fattori potrebbero spingere la Bce a cambiare strategia.
La crescita economica resta debole
Tra questi Isabel Schnabel, la quale ha ammesso di non aspettarsi un aumento dei tassi nel breve termine, ma allo stesso tempo non vede più spazio per ulteriori tagli. In particolare, ha sottolineato di sentirsi abbastanza tranquilla rispetto alle aspettative dei mercati, che ipotizzano come prossima mossa un possibile rialzo, pur chiarendo che questo non è comunque uno scenario imminente. Il quadro macro però non sembra sostenere questa prospettiva. La crescita economica resta infatti debole: gli ultimi indicatori mostrano un’attività appena sopra la soglia minima e la domanda di credito non decolla. Altre due componenti rendono la situazione di fondo ancora più incerta.
Un occhio a geopolitica e inflazione
La prima è rappresentata dalle tensioni geopolitiche, con il perdurare della guerra tra la Russia e l’Ucraina e la minaccia dell’apertura di nuovi conflitti. La seconda riguarda l’agevole controllo dell’andamento dei prezzi. A questo proposito, secondo Neil Mehta, portfolio manager di RBC BlueBay, l’inflazione potrebbe addirittura scendere sotto il 2% nella prima metà del 2026, dando così più spazio alle posizioni più accomodanti all’interno della Bce.
Europa più compatta, spread in calo
Le discussioni politiche, riaccese anche dalla questione della Groenlandia, hanno spinto i leader europei a parlare di maggiore integrazione economica e politica. I mercati hanno reagito positivamente: lo spread tra i titoli di Stato dei Paesi più solidi e quelli più fragili si è ridotto molto. Oggi la differenza tra Paesi Bassi e Lituania è di circa 75 punti base, contro i 150 di inizio 2025. In questo spicca l’Italia, che sta vivendo una fase di forte apprezzamento da parte degli investitori. A inizio gennaio una grande emissione di titoli di Stato nostrani ha raccolto ordini per oltre 150 miliardi di euro. La stabilità politica e l’impegno nel controllo del debito pubblico stanno dando risultati concreti.
Conti pubblici in miglioramento
Ad alimentare l’ottimismo nei confronti del nostro Paese sono anche i conti pubblici. Il Governo Meloni prevede, tra l’altro, un avanzo primario dell’1,2% nel 2026, destinato a salire fino all’1,9% nel 2029. L’Italia è diventata così uno degli emittenti sovrani più apprezzati, con nuovi investitori soprattutto dal Nord Europa e dal Medio Oriente che si stanno affacciando. Di questo passo, molti operatori pensano che il Belpaese possa puntare a un rating ‘A’, e i mercati sembrano già muoversi in questa direzione.
Il nodo del cambio euro/dollaro
I mercati stanno riservando grande attenzione anche al cambio euro/dollaro. Dopo che la scorsa estate il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, aveva definito ‘complicato’ un rapporto sopra 1,20, abbiamo visto con l’inizio del 2026 proprio questo livello messo sotto pressione. Altri esponenti della Bce, come François Villeroy de Galhau e Robert Holzmann, hanno segnalato i possibili effetti sull’inflazione e la disponibilità della Banca a intervenire. Un euro più forte rende infatti l’export europeo più caro. Secondo Goldman Sachs, circa il 30% dei ricavi delle grandi aziende europee quotate arriva dagli Usa. Se l’euro continuerà a rafforzarsi rispetto al dollaro, è probabile – secondo RBC BlueBay - che sempre più membri del consiglio della Bce rivedano la propria posizione.
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