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Fed: quale reazione dell’obbligazionario al nuovo Presidente?

I rendimenti a lungo termine sono saliti per timori di una rapida riduzione del bilancio, con l’arrivo di Warsh alla Fed. È più probabile tuttavia un approccio graduale, con maggiore coordinamento tra politica monetaria e fiscale e una possibile revisione della stima della disoccupazione naturale.

 

02/03/2026
indicazioni stradali per wall street
Analisi di Schroders sulle mosse del prossimo Presidente della Fed

Il tira e molla sulla presidenza della Federal Reserve, condito da un acceso confronto tra l’uscente Jerome Powell e la Casa Bianca, è finito. L’annuncio dell’Amministrazione statunitense, di voler nominare Kevin Warsh alla guida della Fed da un lato ha fatto chiarezza ma, dall’altro, ha subito riacceso l’attenzione degli investitori sul mercato obbligazionario. In attesa che tale nomina, comunicata il 30 gennaio, venga confermata dal Senato ci s’interroga su quali potrebbero essere le reazioni dei mercati. Ma la domanda che interessa investitori e operatori – secondo James Bilson, fixed income strategist, global unconstrained fixed income di Schroders – è soprattutto una: quale direzione prenderanno i tassi e di riflesso i rendimenti dei Treasury Usa?

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Tagli sì, ma senza eccessi

L’economia Usa, secondo l’esperto, procede e non sembra avere un bisogno urgente di nuovi stimoli. La crescita resta solida e i timori di un indebolimento del mercato del lavoro, emersi nella seconda metà del 2025, si stanno attenuando. Questo non significa però che la Fed rimarrà ferma, soprattutto considerando che l’Amministrazione Usa non ha fatto mai mistero di puntare a tassi più bassi, attorno al 3% (rispetto all’attuale fascia 3,5-3,75%). Warsh, considerato indipendente ma pragmatico, potrebbe favorire un allentamento moderato, senza ricorrere a tagli aggressivi. La sua esperienza all’interno della Fed lo renderebbe, secondo Bilson, più efficace nell’attuare eventuali riduzioni graduali dei tassi.

Per chi investe in obbligazioni governative statunitensi, l’evoluzione della politica monetaria resta un driver chiave: è possibile approfondire i possibili scenari per i Treasury nelle analisi di FondiOnline dedicate a Fed e Treasury Usa, tre scenari possibili e al ruolo dei titoli di Stato come copertura contro i rischi di mercato.

Bilancio Fed: cambiamenti graduali, non scosse

Dopo la notizia sul sostituto di Powell, i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono saliti. I mercati hanno ipotizzato che Warsh possa voler ridurre rapidamente il bilancio della Fed, con possibili effetti sull’offerta di Treasury. A questo proposito Schroders invita però alla cautela: è plausibile che il prossimo Presidente della Fed preferisca, nel tempo, una struttura più snella e trasparente del bilancio, ma difficilmente adotterebbe misure capaci di destabilizzare il mercato. Più probabile, invece, un coordinamento più stretto con il Tesoro statunitense – e quindi con l’Amministrazione Trump – e un utilizzo più selettivo degli strumenti straordinari come è il caso del quantitative easing.

Maggiore collaborazione con l’Amministrazione

Un approccio più integrato tra politica monetaria e fiscale non è visto necessariamente in modo negativo: perché potrebbe migliorare l’efficacia complessiva delle scelte economiche, purché non venga messa in discussione l’indipendenza della Banca centrale. Un altro punto chiave riguarda il quadro della politica monetaria. A questo riguardo, la Fed ha il doppio mandato della stabilità dei prezzi e della piena occupazione, ma l’interpretazione concreta di questi obiettivi è nelle mani dell’Istituto. Secondo Schroders, Warsh potrebbe rivedere il modo in cui viene stimata la ‘disoccupazione naturale’. Se tale livello fosse considerato più basso rispetto al 4,2% attuale, si aprirebbe spazio per mantenere tassi più bassi senza compromettere la credibilità antinflazione. Da tenere presente che alcuni commenti di Warsh sull’intelligenza artificiale e sulla produttività — viste come forze che frenano i prezzi — vanno in questa direzione.

Le scelte di portafoglio

Per ora Schroders mantiene una posizione prudente sulla duration statunitense, cioè sull’esposizione al rischio di tasso. Con un’economia ancora dinamica e il sostegno fiscale atteso nel 2026, i rendimenti potrebbero restare sotto pressione. Allo stesso tempo, se Warsh procederà con tagli graduali, eventuali rialzi dei rendimenti potrebbero essere limitati. Il segmento a lungo termine resta più sensibile ai timori di eccessiva spesa pubblica. Tuttavia, qualora i rendimenti dei Treasury a 30 anni superassero il 5%, le valutazioni diventerebbero più interessanti e potrebbero emergere nuove opportunità per gli investitori. In altre parole, l’obbligazionario si prepara a una fase di aggiustamento, nell’attesa di capire quale impronta darà Warsh alla Fed. Le sue mosse, secondo Bilson, saranno probabilmente graduali, ma decisive per l’equilibrio tra crescita, inflazione e stabilità finanziaria.

Gli investitori che vogliono esporsi in modo diversificato al comparto obbligazionario Usa possono valutare i comparti presenti nell’elenco dei fondi Obbligazionari Governativi USD o, per chi cerca rendimenti più elevati accettando maggiore rischio, i prodotti specializzati nel segmento high yield statunitense, sempre all’interno di una strategia coerente con il proprio profilo di rischio.

A cura di: Fernando Mancini

Parole chiave:

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