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Bce: ripresa trainata dai servizi, tiene la manifattura
Le banche, pur con criteri di concessione ancora restrittivi, aumentano i prestiti alle imprese e i mutui, +3 per cento per entrambi. Restano rischi legati a tensioni geopolitiche, dazi, andamento dell’euro e possibili shock energetici o salariali, che potrebbero influenzare crescita e inflazione.
La ripresa economica dell’Eurozona corre su due binari: da un lato i servizi, in particolare quelli legati all’informazione e alla comunicazione, mostrano un passo più spedito, dall’altro lato c’è la manifattura che tiene, ma risente di un contesto internazionale ancora complesso. È quanto emerge dal primo bollettino 2026 della Bce il cui Consiglio direttivo - al termine della riunione del 5 febbraio scorso - ha deciso di lasciare invariati i tre tassi di interesse di riferimento (quello sui depositi al 2%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%). Di fatto, l’Eurotower ha ribadito il proprio impegno a riportare e mantenere l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2% nel medio periodo.
L’inflazione rallenta grazie al calo degli energetici
Per calibrare l’orientamento della politica monetaria continuerà quindi ad adottare un approccio basato sui dati, valutando di volta in volta le informazioni economiche e finanziarie disponibili e assumendo le decisioni a ogni singola riunione. Al momento la Bce conferma che l’inflazione è sulla traiettoria di rientro verso il target ufficiale: a gennaio 2026 il dato si è attestato all’1,7%, in calo dal 2% di dicembre e dal 2,1% di novembre. Dietro questa dinamica è stata determinante la flessione registrata dai prezzi energetici (-4,1%), i cui effetti sono stati limitati dal marcato incremento (+2,7%) dei beni alimentari. L’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, è scesa al 2,2%, con quella dei servizi in rallentamento al 3,2%.
Alla luce di queste statistiche, le aspettative di inflazione di lungo termine restano ancorate intorno al 2%, e rafforzano la fiducia della Bce nella stabilizzazione dei prezzi. Chi vuole seguire più da vicino il dibattito sui prossimi passi dell’Eurotower può approfondire nelle analisi di FondiOnline dedicate a Bce, taglio o rialzo la prossima mossa? e al tema dei tassi d’interesse.
L’occupazione sostiene la domanda
Nel quarto trimestre 2025, secondo la stima preliminare Eurostat, il Pil dell’area è cresciuto dello 0,3%. Il contributo principale è arrivato dal terziario, con performance piuttosto dinamiche nei comparti legati al digitale. La manifattura ha mostrato una ‘buona tenuta’ nonostante le tensioni geopolitiche e le incertezze sul commercio globale, mentre le costruzioni hanno beneficiato degli investimenti pubblici, soprattutto nelle infrastrutture e nella difesa. Il mercato del lavoro, nel frattempo, ha continuato a sostenere la domanda interna: la disoccupazione è scesa al 6,2% a dicembre dal 6,3% di novembre. La crescita dei redditi da lavoro e la riduzione del tasso di risparmio delle famiglie dovrebbero favorire i consumi, insieme alla spesa pubblica programmata.
Imprese e credito: segnali contrastanti
Sul fronte finanziario, la Bce ha rilevato che i tassi di mercato sono diminuiti dopo l’ultima riunione di dicembre, pur in un clima di maggiore volatilità legato alle tensioni globali. Il credito alle imprese nello stesso periodo è cresciuto del 3% su base annua, mentre l’emissione di obbligazioni societarie ha segnato un +3,4%. Tuttavia, secondo il report, i criteri di concessione dei prestiti risultano ancora inaspriti. I mutui ipotecari sono aumentati del 3%, sostenuti da una domanda in ripresa e da condizioni di accesso leggermente più favorevoli. Lo scenario resta però fragile. L’incertezza sulle politiche commerciali, il possibile aumento dei dazi e le tensioni geopolitiche continuano a rappresentare fattori di rischio per crescita e inflazione.
Per comprendere meglio come l’evoluzione dei tassi si rifletta su prestiti e mutui, è possibile consultare anche le analisi di FondiOnline dedicate a prestiti e domanda di credito e al quadro di crescita e incertezze globali.
I rischi per una ripresa dell’inflazione
Allo stesso modo, secondo la Bce, un rafforzamento dell’euro o un indebolimento della domanda estera potrebbero comprimere ancora di più i prezzi. Al contrario, rincari energetici persistenti, la frammentazione delle catene di approvvigionamento o una dinamica salariale meno moderata del previsto potrebbero riaccendere le pressioni inflative. Per i prezzi degli alimentari anche eventi climatici estremi restano un’incognita. Nel contesto attuale, la Bce richiama i Governi dell’Eurozona alla necessità di rafforzare la sostenibilità dei conti pubblici, promuovere investimenti strategici e accelerare le riforme strutturali. Priorità anche al completamento dell’unione dei mercati dei capitali e dell’unione bancaria, oltre all’adozione del regolamento per l’euro digitale.
Per gli investitori, questo scenario richiede particolare attenzione al posizionamento del portafoglio tra asset rischiosi e strumenti più difensivi. Gli strumenti di ricerca fondi di FondiOnline.it consentono di confrontare migliaia di prodotti e individuare soluzioni coerenti con le diverse aspettative su inflazione, tassi e crescita dell’Eurozona.
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