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Bce: il dibattito si accende, taglio o rialzo la prossima mossa?
Da un lato la crescita appare fragile, elemento che rafforza l’ipotesi di politiche più espansive, dall’altro Schroders ritiene che l’economia dell’Eurozona stia mostrando resilienza grazie a domanda interna e sostegno fiscale. Inflazione e salari al centro del dibattito sulla dinamica dei tassi.
La Banca centrale europea ha archiviato l’ultima riunione senza sorprese: ha confermato i tassi d’interesse sui livelli dello scorso giugno (quelli sui depositi presso lo sportello ufficiale al 2%, quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,4%) e ha fornito poche indicazioni operative. Unica concessione che ha fornito ai mercati alcuni riferimenti al tema del cambio, con l’euro che oscilla poco sotto quota 1,20 contro il dollaro. In particolare, la Presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, ha affermato che un euro più forte “potrebbe ridurre l’inflazione oltre le attese” e comunque, ha voluto sottolineare che i recenti guadagni della moneta unica sono “in linea con la media storica”.
La prudenza del Consiglio direttivo
La pausa di febbraio conferma, secondo gli osservatori, che la fase di stallo dell’Istituto prosegue ma non spegne le attese del mercato e il confronto tra gli analisti su quale sarà la prossima direzione della politica monetaria. Sul tavolo restano due visioni contrapposte, tra chi si attende una stretta del credito e chi un allentamento. La Bce, secondo Neil Mehta, portfolio manager di RBC BlueBay, è in fase interlocutoria, ma il prossimo passo sarà con ogni probabilità un taglio dei tassi, in contrasto con le attese di mercato che prezzano ancora un rialzo di 25 punti base entro fine 2027. Dopo l’impennata inflattiva del 2022, innescata dallo shock dell’offerta, molti membri del Consiglio direttivo restano infatti prudenti per il timore di una nuova fiammata dei prezzi.
Crescita troppo fragile
Tuttavia, sottolinea Mehta, i segnali macroeconomici appaiono deboli e per questo lasciano sperare per una politica espansiva: la crescita, infatti, è poco brillante – con l’ultimo PMI appena sopra la soglia dei 50 punti (che separa virtualmente la crescita dalla recessione) e la domanda di credito rimane modesta, mentre l’Europa affronta una fase geopolitica delicata. In questo contesto, RBC prevede che l’inflazione complessiva possa scendere sotto il 2% già nel primo semestre del 2026, aprendo spazio alle posizioni più accomodanti all’interno della Bce. Un orientamento verso nuovi tagli potrebbe tradursi in un ulteriore irripidimento della curva dei rendimenti: calo dei tassi a breve e rendimenti a lungo termine sostenuti da aspettative di crescita più favorevoli.
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La paura dell’inflazione sempre sullo sfondo
Restano però alcuni rischi significativi che non si possono sottovalutare, legati alle tensioni geopolitiche, alla pressione sui deficit pubblici – complice l’aumento della spesa per la difesa e le politiche fiscali espansive dei Paesi membri – e alla possibilità che si verifichino nuovi shock energetici in grado di riaccendere le aspettative di inflazione. Per questo, di segno opposto la lettura che arriva da Schroders. Irene Lauro, senior economist per Europa e climate della casa d’investimento, ritiene infatti che la prossima mossa sarà invece un rialzo dei tassi. A suo avviso, la crescita dell’Eurozona continua a sorprendere positivamente, con una domanda interna in rialzo grazie alla trasmissione all’economia di tassi più bassi e sostegno fiscale.
Lo spettro della fine del rallentamento dei salari
È vero che l’inflazione headline è scesa sotto il target del 2%, ma per Schroders la Bce tenderà a guardare oltre la volatilità dei prezzi energetici, concentrandosi sull’inflazione dei servizi, che resiste ancora su livelli elevati. Inoltre, la prevista fine del rallentamento salariale nel corso dell’anno potrebbe alimentare nuove pressioni. Da qui la convinzione che l’Eurotower possa essere costretta a intervenire nuovamente al rialzo. La decisione di lasciare i tassi invariati fotografa, dunque, una Bce in attesa di segnali più chiari dall’economia. Ma sotto la superficie della pausa si muove un confronto acceso: da un lato chi all’orizzonte vede un allentamento monetario per sostenere una crescita fragile, dall’altro chi teme che le pressioni inflative, soprattutto nei servizi, richiedano un nuovo giro di vite. La direzione della prossima mossa resta incerta: il dibattito è più aperto che mai.
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