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Guerra in Medio Oriente: i rischi indiretti per le banche europee
Le pressioni sul finanziamento e sui mercati rendono più difficile per alcune banche raccogliere liquidità, in particolare quelle più dipendenti dai mercati all’ingrosso. È improbabile una crisi sistemica, ma alcuni e le banche più esposte a essi potrebbero subire impatti più significativi.
Le banche europee si trovano ad affrontare una fase di incertezza legata all’intensificarsi della guerra in Medio Oriente, anche se l’intero settore oggi si presenta in una posizione di forza, ma certamente non immune ai rischi. L’evoluzione del conflitto e le risposte delle politiche economiche, secondo gli esperti di Scope Ratings, Marco Troiano e Ángela Cruz, saranno determinanti per capire se queste minacce resteranno contenute o si trasformeranno in pressioni più profonde sulla stabilità finanziaria. In altre parole, nonostante gli istituti partano da basi finanziarie solide (rispetto al recente passato), gli effetti indiretti della crisi (che interessano già più Paesi dell’area) potrebbero rappresentare una minaccia concreta per la stabilità del sistema creditizio. FondiOnline ha approfondito il tema del credito sovrano in Medio Oriente nell'articolo Guerra in M.O.: credito sovrano regge, incognita petrolio.
L’impatto di un conflitto prolungato
Gli istituti europei, secondo il report, mostrano fondamentali robusti e una capacità di tenuta che, almeno per ora, sostiene i loro profili di credito. L’esposizione diretta verso i Paesi mediorientali è infatti molto limitata e, nella maggior parte dei casi, gestibile. Tuttavia, il vero rischio arriva dai cosiddetti ‘canali indiretti’: questi potrebbero trasmettere gli effetti della crisi all’economia del vecchio continente e, di riflesso, al settore bancario. Tra i principali fattori di rischio emerge la possibilità di un’escalation o di un prolungamento del conflitto. In questo caso, un rincaro dell’energia potrebbe rallentare la crescita economica in Europa, riducendo la domanda di credito e incidendo negativamente sulla qualità degli attivi delle banche. Allo stesso tempo, una maggiore volatilità nei mercati finanziari all’ingrosso potrebbe far aumentare i costi di finanziamento degli istituti stessi, mettendo sotto pressione i loro piani operativi.
Improbabile un rischio sistemico
Un altro elemento da monitorare con attenzione, aggiungono Troiano e Cruz, riguarda le possibili ripercussioni sulle economie del Medio Oriente. In particolare, un’interruzione prolungata delle attività nella regione potrebbe avere effetti diretti su alcune banche europee con legami commerciali locali, influenzando di conseguenza la redditività e la qualità del credito. Tuttavia, il report di Scope Ratings sottolinea che è improbabile che tali effetti si trasformino in un rischio sistemico per l’intero settore bancario europeo, oggi – come detto – più solido. La base di depositi al dettaglio, stabile e meno costosa, rappresenta un importante fattore di resilienza per la maggior parte degli istituti.
Bassa l’esposizione verso il Medio Oriente
Per quanto riguarda le esposizioni, i dati a disposizione indicano che il coinvolgimento diretto degli istituti europei è molto contenuto: le loro attività legate al Medio Oriente rappresentano meno dell’1% del totale degli asset. Anche l’esposizione verso Paesi come l’Iran è praticamente trascurabile. Più complessa è invece la valutazione degli effetti macroeconomici. Un periodo prolungato di prezzi elevati di petrolio e gas, destinato ad avere ricadute a pioggia, potrebbe indebolire ulteriormente la crescita europea. C’è poi il problema dell’inflazione, con le autorità monetarie che potrebbero mantenere tassi di interesse più alti, con effetti contrastanti: da un lato margini più ampi per le banche, dall’altro un possibile aumento dei costi di raccolta.
I settori più colpiti
La ripercussione di una crisi prolungata non sarà uniforme. Alcuni settori economici risultano infatti particolarmente vulnerabili agli shock energetici, tra cui i due gli esperti mettono la chimica, i trasporti, la metallurgia e l’industria tessile. Di conseguenza, le banche europee maggiormente esposte a queste attività potrebbero subire un deterioramento più marcato della qualità del credito. Un ulteriore canale di rischio è rappresentato dai mercati di finanziamento all’ingrosso delle banche, che hanno già mostrato segnali di fragilità con l’aumento delle tensioni geopolitiche. L’allargamento degli spread e la maggiore incertezza potrebbero spingere alcune banche a rinviare le emissioni di debito, complicando la gestione della liquidità. Nonostante ciò, secondo i due esperti, il sistema bancario europeo appare nel complesso preparato ad affrontare tensioni di breve periodo. In alcuni Paesi dove il ricorso ai mercati all’ingrosso è più elevato, le vulnerabilità restano maggiori, ma la solidità complessiva del settore è un fattore chiave. FondiOnline ha recentemente commentato la posizione delle banche europee nell'articolo Mercati: incerti su inflazione e investimenti, incognita energia.