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Italia: la crescita economica si attenua
Crescita in frenata tra quest’anno e il 2025, mentre l'inflazione, sebbene rimanga elevata, ha iniziato a diminuire grazie soprattutto alla riduzione della componente energetica. È quanto prevede Banca d’Italia, che stima l’inflazione al 4,5 per quest'anno e al 2 entro il triennio di previsione.
La congiuntura italiana si allinea a quella mondiale, frenata dall’inflazione e da condizioni di finanziamento restrittive. Nel nostro Paese, riporta Banca d’Italia nel tradizionale bollettino mensile, la crescita del Pil ha subito una brusca interruzione durante la scorsa primavera. Dopo il rimbalzo del primo trimestre, il prodotto interno lordo è infatti rimasto pressoché invariato nella frazione successiva a causa, soprattutto, della contrazione nell'attività manifatturiera. Questa situazione è stata influenzata dall'indebolimento accusato dal ciclo industriale globale. Nel frattempo, secondo il report, l'espansione dei consumi delle famiglie è proseguita anche se a ritmi più blandi.
+1,3% il Pil nel 2023, +0,9% nel 2024
Le proiezioni di Via Nazionale per il triennio 2023-2025 confermano il rallentamento della crescita del Pil: stimato a +1,3% per quest'anno, a +0,9% nel 2024 e a +1% nel 2025. La ripresa risentirà delle condizioni di finanziamento più rigide e della debolezza del commercio internazionale. Gli investimenti rallenterebbero, ma in parte saranno sostenuti dall'attuazione del PNRR. L’Istituto segnala che tra febbraio e maggio i prestiti bancari al settore privato non finanziario sono scesi, soprattutto a causa del rialzo del costo del credito, delle minori necessità di finanziamento per investimenti e delle condizioni di offerta più restrittive. In particolare, queste condizioni sono influenzate dalla maggiore percezione del rischio da parte degli intermediari e dalla minore tolleranza verso lo stesso. Nonostante il tasso di deterioramento del credito sia rimasto contenuto, sono aumentati i prestiti con ritardi nei pagamenti.
Frenano gli investimenti
Gli investimenti hanno subito un rallentamento per le condizioni di finanziamento più rigide e le prospettive meno favorevoli della domanda. L’export in volume denuncia un calo da gennaio, di riflesso alla debolezza dell’interscambio mondiale. Nonostante questo quadro sfavorevole, il saldo delle partite correnti è migliorato grazie all'andamento favorevole del costo dei beni energetici. Questo ha portato a una prevista riduzione del deficit energetico per il 2023. Gli investitori esteri hanno mostrato un forte interesse per i titoli di portafoglio italiani, e il saldo passivo di Banca d'Italia sul sistema dei pagamenti Ue TARGET2 si è ridotto, mantenendo una posizione netta sull'estero creditoria.
La forza del mercato del lavoro
Il numero di occupati supera i livelli pre-pandemici, con la disoccupazione scesa sotto l'8%. Le retribuzioni segnano una crescita, soprattutto a causa del pagamento di consistenti arretrati nel settore pubblico. Si prevede che il trend salariale continuerà nel resto dell'anno, ma rimarrà inferiore al rialzo dei prezzi. Alcuni settori dell'industria vedranno una crescita salariale sostenuta anche dall'adeguamento all'inflazione previsto dalle clausole di indicizzazione. Tuttavia, i margini di profitto sono aumentati leggermente, anche se con forti differenze tra settori: la manifattura ha raggiunto i livelli pre-Covid, mentre le costruzioni e i servizi hanno margini ancora inferiori.
L’inflazione è attesa al 6% quest’anno e al 2,3% nel prossimo
L’inflazione, pur rimanendo a livelli elevati, ha continuato a diminuire, soprattutto per la decisa diminuzione della componente energetica. È da segnalare che i prezzi dei beni alimentari e dei beni industriali non energetici hanno registrato i primi cali, incorporando la forte riduzione dei prezzi degli input energetici. Anche i prezzi dei servizi hanno mostrato in giugno i primi segnali di frenata. Tendenza che spinge famiglie e imprese ad aspettare un ulteriore allentamento delle pressioni. L’inflazione, stima Banca d’Italia, si porterebbe al 6% quest’anno, al 2,3 nel 2024 e al 2 nel 2025, riflettendo gli effetti del calo dei prezzi delle materie prime energetiche. L’inflazione di fondo è attesa al 4,5% quest’anno e al 2% alla fine del triennio di previsione.