- SEI UN CONSULENTE FINANZIARIO AUTONOMO?
- Scopri i vantaggi del nostro servizio
Criptovalute: 2139 Exchange, un’altra truffa riuscita
Le oscillazioni delle criptovalute e i prelievi di massa hanno fatto crollare il sistema Ponzi su cui si basava la piattaforma 2139 Exchange. La mancanza di regole e la scarsa trasparenza rendono questo mercato vulnerabile a truffe, anche per la scarsa alfabetizzazione finanziaria in Italia.
Siamo ancora qui, a parlare di un’altra truffa che è andata a buon fine, a danno di molti investitori italiani che sono stati attratti dai rapidi e ingenti guadagni promessi dalle criptovalute. Stiamo parlando della frode portata a termine da 2139 Exchange, a cui la Consob ha imposto l’oscuramento del suo canale digitale (lo scorso fine settembre), perché privo delle licenze necessarie per operare in conformità con la legge. Il sistema utilizzato dai criminali – basato sul famigerato schema Ponzi - lo abbiamo visto più volte in passato. La piattaforma garantiva alti rendimenti attraverso investimenti in criptovalute e futures. Il sito, secondo le prime indicazioni, ha coinvolto nel Paese circa 40mila investitori, concentrati principalmente in Umbria, Toscana e Puglia.
Lo schema Ponzi è collassato
Il sistema truffaldino si basava sull'impiego dei fondi versati dai nuovi iscritti per pagare i profitti dei vecchi investitori. Schema che prevedeva anche un importante ruolo dei promotori investitori, sulla falsa riga della catena di Sant’Antonio. Nel frattempo, però, i clienti hanno incominciato a dare più peso ai moniti delle autorità sui rischi cui erano esposti e, grazie anche alle ampie oscillazioni cui sono state sottoposte nell’ultimo periodo le criptovalute, hanno alimentato bruscamente la corsa ai riscatti/prelievi. E così è arrivato lo stop della Consob perché ‘‘la rete’’ è collassata. Si ritiene che il denaro sottratto superi a livello globale i 420 milioni di dollari, con almeno 27 milioni collegati proprio ai conti associati a 2139 Exchange.
L’assenza di normativa e di trasparenza
La mancanza di una normativa rigorosa e di assoluta trasparenza, abbinata a una ‘‘montagna’’ di denaro fuori controllo e, per certi versi irrintracciabile, hanno fatto sì che le criptovalute fossero terreno fertile per i criminali. Quest’anno le truffe in questo mercato hanno alimentato un valore complessivo di fondi ‘‘spariti’’ superiore a 1,58 miliardi di dollari, +84,4% annuo. C’è un altro dato che deve farci riflettere quando ci avviciniamo al mondo ‘‘crypto’’. Benché gli attacchi hacker siano aumentati di poco (+2,7%), la quantità media rubata per singola frode è balzata a 10,6 milioni di dollari. Solo a gennaio, sono stati rubati 127 milioni di dollari da attività legate alle criptovalute, sei volte più del valore sottratto nello stesso mese dell'anno precedente.
La rincorsa tecnologica tra ‘‘guardie’’ e ‘‘ladri’’
C’è l’impressione che la criminalità corra più veloce del mondo legale e che sia in grado di sfruttare in anticipo le innovazioni tecnologiche. Nell’ultimo decennio, le truffe nelle criptovalute si sono evolute, passando da schemi relativamente semplici a operazioni più complesse ed è proprio la crescita esponenziale del giro di denaro a stare dietro a questa rincorsa tra ‘‘guardie’’ e ‘‘ladri’’. Nel 2020, la capitalizzazione complessiva del relativo mercato era di ‘‘appena’’ 350 miliardi di dollari. Questa cifra a fine 2021 si era già moltiplicata di 3,5 volte ed è poi è salita nel 2022 – secondo le più recenti stime - a 3 trilioni di dollari. Quindi il settore, nonostante gli strumenti di controllo più sofisticati sviluppati dalle Authority, continua a rimanere vulnerabile.
L’illusione di diventare ricchi facilmente
E, come abbiamo visto con il caso di 2139 Exchange, è capitato un’altra volta. Sono diversi i fattori dietro la leggerezza con cui gli italiani si avventurano in questa trappola. C’è la speranza di venirne fuori vincitori (e ricchi) come promesso dagli affabulatori (sempre più irrintracciabili) che si muovono in rete. C’è anche un elevato analfabetismo finanziario, dimostrato dal fatto che pochi italiani distinguono un prodotto speculativo ad alto rischio da uno conservativo/difensivo o sanno cos’è un arbitraggio o, ancora, riconoscono il pericolo di cadere nell’ulteriore truffa del ‘‘recovery scan’’ (versare denaro per riavere quello che si ha in giacenza). In Italia, infine, c’è una bassa conoscenza tecnologica e consapevolezza dei rischi presenti nella finanza digitale.
Eppure 3,6 milioni di italiani possiedono criptovalute
Il Movimento Difesa del Cittadino ha lanciato l’allarme della fragilità manifestata dall’investitore italiano tipo, alla luce del fatto che oggi ci sono (Politecnico di Milano) ben 3,6 milioni di cittadini che possiedono criptovalute, benché il 50% ha avuto esperienze negative al riguardo, spesso per servizi scadenti o per frodi. Il 20% ha avuto problemi nei pagamenti con criptovalute, il 18% durante l'acquisto e il 13% mentre le possedeva, soprattutto a causa di attacchi di phishing. Eppure, continuiamo a volerci male se, come emerge dal Rapporto 2024 della Consob, tra il 2022 e il 2024 il numero di famiglie che detiene criptovalute è più che raddoppiato, passando dall’8 al 18% nonostante – cita il report – ‘‘una conoscenza ancora limitata di questo tipo di investimento’’.