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Bond: rendimenti elevati potrebbero frenare il rialzo dei tassi
Un’inflazione superiore alle attese potrebbe costringere le Banche centrali a interventi più aggressivi. Da monitorare il mercato immobiliare, gli spread creditizi, l’occupazione e le tensioni sui titoli di Stato europei. Attenzione soprattutto all’origine del rialzo dei rendimenti obbligazionari.
L’aumento dei rendimenti obbligazionari potrebbe rappresentare un freno a ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte delle principali Banche centrali. È questa, in sintesi, l'analisi di Ken Orchard, portfolio manager e head of international fixed income di T. Rowe Price, secondo cui il costo più elevato del denaro sta già contribuendo a irrigidire le condizioni finanziarie, riducendo di riflesso la potenziale necessità di nuove strette monetarie. Il punto centrale, sottolinea l’esperto, non è tanto capire fin dove potranno salire i rendimenti dei titoli di Stato, quanto valutare quanta pressione le economie e i mercati finanziari siano in grado di sostenere prima che cambi la strategia delle Banche centrali.
I fattori che fanno da sfondo al rialzo dei rendimenti
A rendere il quadro particolarmente incerto concorrono comunque diversi fattori che rendono più complicata la lettura del momento. Da una parte c’è il conflitto in Iran e il conseguente aumento dei prezzi dell'energia, che alimentano i timori sull'inflazione. A questi si aggiungono gli elevati disavanzi pubblici, le ingenti emissioni di titoli di Stato e la crescente domanda di capitali per finanziare investimenti nell'IA e nelle infrastrutture. Queste dinamiche potrebbero mantenere i rendimenti elevati e volatili anche senza un aumento significativo dei tassi ufficiali. Insomma, l’obbligazionario potrebbe esercitare una pressione restrittiva sull'economia a prescindere dalle scelte delle banche centrali.
Il costo del denaro mette sotto pressione economia e mercati
Rendimenti più alti si traducono in mutui più costosi e maggiori oneri finanziari per le imprese, con conseguenze soprattutto per il settore immobiliare e le attività più esposte alle variazioni dei tassi. Aumentano anche i costi per il servizio del debito pubblico e il tasso di attualizzazione utilizzato per valutare le azioni. Inoltre, la competizione tra Governi, aziende e grandi progetti di investimento per ottenere finanziamenti contribuisce a rendere il capitale più costoso e potenzialmente meno disponibile. In tale scenario, stima Orchard, le realtà con bilanci solidi potrebbero affrontare meglio le difficoltà rispetto ai soggetti maggiormente dipendenti dal credito a basso costo.
Anche l’obbligazionario societario potrebbe diventare vulnerabile: con rendimenti di base già elevati e spread creditizi contenuti, lo spazio per assorbire eventuali sorprese negative si riduce. Già in Europa iniziano a emergere alcuni segnali di questa dinamica.
Inflazione persistente, il rischio da non sottovalutare
Il pericolo maggiore, tuttavia, sarebbe uno scenario in cui l'inflazione si dimostrasse più resistente del previsto: un ‘tema’ che costringerebbe le Banche centrali ad avviare una stretta monetaria molto più aggressiva rispetto alle attese dei mercati. Per capire se la situazione sta diventando critica, Orchard suggerisce di monitorare con attenzione alcuni indicatori: un ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie, la debolezza del mercato immobiliare, l'allargamento degli spread creditizi e un peggioramento delle condizioni occupazionali. In Europa, in particolare, sarà importante osservare anche eventuali tensioni e frammentazioni nel mercato dei titoli di Stato.
Monitorare l’origine dell’aumento dei rendimenti
Infine, non si può trascurare che alla fine conta anche l'origine dell'aumento dei rendimenti. Se deriva da una crescita economica più robusta, i mercati possono assorbirlo più facilmente. Se invece è alimentato dai timori sull'inflazione, dalle difficoltà dei conti pubblici o dall'aumento dei premi per il rischio, i costi di finanziamento crescono senza un corrispondente miglioramento dell'economia. Per gli investitori, conclude l’esperto, il vero rischio non è quindi rappresentato solo dai più alti rendimenti, ma dalle conseguenze che questi possono produrre sull'economia e sulla stabilità finanziaria. Proprio tali effetti potrebbero limitare gli ulteriori rialzi dei tassi d’interesse.
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